Un piede dopo l'altro, uniti contro il razzismo.

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Un piede dopo l’altro, dalla piazza fiorentina in cui pochi giorni fa la follia omicida e razzista ha colpito alcuni nostri fratelli senegalesi a quella delle parole, delle speranze, dell’impegno. 

Eravamo tanti, 15mila come hanno scritto i giornali: un corteo che ha significato presenza e coscienza, una manifestazione di solidarietà alla comunità senegalese, un segno evidente di volontà di cambiamento che in Italia deve esserci immediatamente. 

Le parole di Nichi Vendola espresse durante il corteo sono il simbolo di un popolo e di un partito che vogliono cambiare rotta. La lotta al razzismo e alla xenofobia in ogni sua manifestazione; l’adozione di provvedimenti per la parità di trattamento dei migranti e contro ogni tipo di discriminazione; l’attuazione del principio di cittadinanza per i migranti come insieme dei diritti civili, sociali e politici, di cui sono ancora privi e per cui SEL aderisce con piena convinzione alla campagna “l’Italia sono anch’io”. Concetti importanti che nei passi di oggi hanno motivato migliaia di persone ad un pacifico intervento che ha testimoniato l’urgenza di un cambiamento, una reazione forte e decisa alla strage del 13 dicembre. 

Donne, uomini, ragazzi: eravamo tutti uniti nel ricordo dei fratelli barbaramente uccisi da un’ideologia sanguinaria e xenofoba, uniti nella forza di un Paese che vuole equità e uguaglianza, uniti in una giornata che vuole essere emblema della lotta contro il razzismo e che non deve terminare in Piazza Santa Maria Novella ma continuare quotidianamente, nei gesti e nei pensieri di ognuno di noi.

Insieme alla comunità senegalese in prima fila, le istituzioni, le amministrazioni locali con i propri gonfaloni e le strisce tricolore indossate dai loro rappresentanti. Avremmo preferito che anche la città di Firenze fosse rappresentata in quei simboli ma il nostro Primo cittadino, seppur presente, ha preferito non ufficializzare la città. Niente gonfalone, niente banda tricolore sulla spalla. 

Non importa cosa abbia pensato, cosa abbia spinto il nostro Sindaco a preferire la mancanza: Firenze c’era, ufficiale nella sua presenza silenziosa e numerosa, dietro ogni striscione, dietro ogni pensiero contro ogni forma di razzismo. 

Con la determinazione delle nostre idee possiamo cambiare le differenze che ancora regnano nella nostra società. Oggi abbiamo cominciato a camminare: ora dobbiamo impegnarci tutti insieme per raggiungere l’uguaglianza. 

Gabriele Ametrano