Un'altra persona morta sul lavoro. A Campi.
Un'altra persona morta sul lavoro. A Campi.
Niang Elhadji, lavoratore in nero (come tanti ce ne sono nei nostri luoghi di lavoro, con il loro disperato bisogno di vita che si incontra tragicamente con il profitto), è morto ieri, nella Toscana anno domini 2010, schiacciato da un muletto.
Niang Elhadji ha fatto parlare di lavoro. È così che nel nostro paese si parla di lavoratori. Quando lo perdono, il lavoro, costretti a qualche manifestazione estrema, o quando ci lasciano la vita.
I rischi da carrelli elevatori (di uso frequentissimo in molti luoghi di lavoro) sono assai conosciuti. I datori di lavoro sanno qual è l’incidente tipico con i cosiddetti muletti. I consulenti delle ditte conoscono i sistemi per evitare questo tipo di incidente. I servizi di controllo hanno fatto diversi interventi su questo fattore di rischio. Ma c’è una condizione necessaria per poter lavorare in sicurezza con questi mezzi: la formazione, la trasmissione della conoscenza pratica, oltre che la piena idoneità del mezzo. Ma queste sono cose che non si danno se il lavoro è a tempo, precario e se oltre tutto il lavoratore è straniero. Troppo spesso l’obiettivo è fare alla svelta, garantire certi margini di guadagno. Ha ragione la CGIL ("Se le informazioni che abbiamo risultano confermate, non si può parlare di fatalità, ma di precise e grossissime responsabilità").
E allora, per favore, non separiamo (come ci pare stia facendo la politica da un po’ di tempo), l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo (crescita, crescita!..) e il diritto “umano” ad un lavoro buono. I diritti fondamentali (e quello alla vita è il primo) vengono “prima”; non possono essere mai subordinati all’”economia”.
21 agosto 2010
SEL Coord Prov Firenze



