La caccia alle farfalle (contributo di Antonio di Sabato)

Versione stampabileVersione stampabile

 

Sono incuriosito dalla girandola di ipotesi "fantapolitiche" che negli ultimi giorni vengono formulate da ogni parte dell'agone politico.
La sensazione è quella che un po' tutti stiano su un comodo belvedere nell'attesa dei fuochi d'artificio, le battute finali di un governo che sembra essere giunto all'agonia finale. La sinistra italiana, con tutte le ambiguità e le scontornature che il termine reca sè già da qualche lustro, sembra intravedere nel presunto "compagno" Fini, fascista redento e presunta roccaforte delle garanzie democratiche, un simbolo di quella lotta antiberlusconiana senza la quale, l'atrofica politica dell'opposizione, non avrebbe ragione di essere. E se fosse lui, Silvio, l'unico vero motivo di stare " a sinistra"? E se liberi dal pericolo ci riconoscessimo ancora una volta asserviti alle logiche delle lobby,se ancora una volta ci trovassimo costretti ad affermare con Milosz che viviamo solo per grazia dei potenti e che possiamo ottusamente continuare a dare la caccia alle farfalle e a bere il caffè?

 

Credo che sia qui ed ora, credo che sia il presente il nostro campo di battaglia. Attendere gli sviluppi in attesa di un Messia rosso che ci guidi verso "il sol dell'avvenir" non potrà produrre altri effetti se non quello di consentire ai grandi guppi di potere di scegliere un nuovo e più forte garante dello status quo. Qualsiasi energia spesa nell'analisi è energia sprecata, il tempo impiegato a disquisire sul presunto riavvistamento della "balena bianca" è tempo che regaliamo al nostro avversario, le migliaia di parole spese per supporre chi sarà il prossimo "liberale" che riassemblerà le fila della desta sono parole regalate al diavolo e ad i suoi artifici. E' ora di scendere per strada, convincere porta a porta, ricreare i presupposti culturali che sono le condizioni senza le quali nessuno può a buon diritto,e scientemente, occupare lo spazio di libertà di una cabina elettorale, decidere del proprio destino.
E' ora di lasciare questi affamatori delle menti al proprio destino, è l'ora di tornare nelle fabbriche, di regalare agli operai una prospettiva dignitosa di vita e un "libro" per imparare nuovamente a pensare. E' l'ora di tagliare i fili in questo teatro di burattini, di mettere alla porta le attricette di seconda fila, impellicciate e arroganti come star del cinema muto, di inchiodare chiunque si fregi del titolo di CITTADINO alle proprie responsabilità, ai vincoli che fanno di un animale un uomo fatto per la polis. E' l'ora di lasciare che tutti siano liberi, cioè autonomi nelle scelte e incondizionati da case di plexigas e isole sperdute nell'oceano della più ottusa delle dimenticanze: quell'anestetico per menti che rende ciascuno di noi un consumatore, un morto che cammina verso una tomba di oggetti e simboli di una opulenza che olezza di cadavere.
E' l'ora di combattere, non di analizzare.
Parlare con la gente, la più umile (quindi la più indifesa), fare in modo di non lasciare nessuno in balia dello stordimento fatto di culi, tette e soap opera aberranti. Solo chi conosce il valore di una scelta libera è in grado di rimpiangerla. Se saremo capaci di mostrare a tutti le catene di etere che avvincono la possibilitàdi una libera scelta, ritroveremo, proprio in quell'istante di epifania, il gusto di fare politica.
Antonio Di Sabato (neo tesserato SEL)